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Dalle più antiche testimonianze toponomastiche ai giorni nostriTutti i nomi della Val Ràchena
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GUBBIO - Alcune fra le più antiche testimonianze toponomastiche che un testo scritto ci abbia tramandato, relativamente all'area del Monte Cucco, figurano in un documento d'archivio datato A.D. 1130. Per trovare, tuttavia, un testo con specifico riferimento alla montagna costacciarola, occorre attendere il 1339. In esso, si passano in rassegna i confini del castello di Costacciaro e della sua curia, attraverso l'elencazione di toponimi e vocaboli, propri dell'area confinaria. Si parla, ad esempio, del Planum Valiscarcana, ossia del pianoro disteso allo sbocco della Valràchena, e, nuovamente, del Piano di Valràchena, reso qui con una grafia affatto diversa: Vallis Rancane. Nel secolo XVII, a due studiosi e tecnici tedeschi, certi Mor e Hippover, viene affidato l'incarico di ricercare minerali nel territorio di Gubbio, valutandone, al contempo, la consistenza. Durante una loro prospezione lungo il versante occidentale del Monte Cucco, essi individuano alcuni filoni di ferro, in località di cui si citano i nomi, tuttora noti: La Ferriera e Il Maglio. L'indagine passò, poi, ad ispezionare altre località del Monte Cucco, di cui si riportano i relativi toponimi. Alcuni di questi, pur essendosi modificati, attraverso il tempo, risultano ancora oggi riconoscibili, come La Fossa di Val Ràicana, cioè i1 Fosso di Valràchena. Questa valle, così tanto citata, nei secoli, perché d'importanza capitale per il raggiungimento dei pascoli d'alta quota del Cucco, fu ed è importante anche per le sue vaste faggete secolari. Euro Puletti |
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