Dai tanti ritrovamenti la conferma che il monte era abitato fin da tempi antichissimi

Reperti dell'età del bronzo nelle cavità del Cucco

 

 

Costacciaro - Fino a circa quindici anni or sono, conoscevamo, più o meno bene, specie a partire dal Medioevo, la storia dei, paesi giacenti alle falde occidentali del monte Cucco. Quasi nulla sapevamo, invece, della preistoria di quelle popolazioni, che, per prime, colonizzarono le alte quote della montagna. Una serie di fortuiti rinvenimenti archeologici, in differenti piccole grotte del Cucco, permise, in seguito, di accertare come, sin da tempi remotissimi, l'uomo dell'Appennino spaziasse per i boschi e le praterie del Cucco, spinto dalle esigenze della caccia, della pastorizia e dei trasferimenti "transappenninici", vale a dire degli spostamenti da un versante all'altro della catena montuosa. Tutto cominciò, si potrebbe dire, nel "ramo nuovo" d'una grotta, che si apre a quota 1400 circa. Qui, durante la disostruzione d'un passaggio stretto (che poi si scoprì essere un sifone permanentemente allagato), due speleologi scoprono, del tutto inaspettatamente, fra i detriti rocciosi che vanno faticosamente rimuovendo, una cospicua serie di frammenti ceramici e vascolari, quali anse, colli, fondi. Recuperato e scrupolosamente ordinato, tutto il materiale reperito viene prima prontamente denunciato, e, successivamente, portato in visione ad esperti della Soprintendenza archeologica per l'Umbria, i quali, giudicandolo di grande interesse, inviano al monte Cucco l'archeologa Maria Cristina De Angelis, esperta di protostoria, per eseguire un attento sopralluogo alla cavità. Durante questa ispezione vengono scoperti altri frammenti di vaso (databili dall'età del bronzo fino al Medioevo), camuffato, con pietre, l'accesso alla diramazione della stessa grotta, ed avanzate numerose ipotesi circa il motivo che spinse questi nostri predecessori ad infilarsi in uno stretto cunicolo per raggiungere l'interno d'una cavità, in realtà, molto modesta sul piano dimensionale. La ragione, e tutti ne convennero in quell’occasione, doveva ricercarsi "nella sorgente d'acqua perenne" che si trova al centro della grotta, quando, invece, all'esterno, specie d'estate, non vi è alcuna possibilità di dissetarsi e far abbeverare il bestiame. Si pensò anche a culti legati alle misteriose "acque profonde" delle grotte. L'ipotesi più plausibile rimane comunque quella della pressante necessità d'attingimento dell'acqua che portò questi nostri antenati a rompere più volte il loro "orcio" colmo d'acqua, urtandolo contro le frequenti asperità rocciose della grotta. Un'altra ipotesi, non del tutto peregrina, balenò alla mente di uno speleologo che accompagnava il tecnico della Soprintendenza. Questi uomini si sarebbero recati alla grotta per estrarvi il ferro di cui essa abbonda e che vi è stato cavato sino agli inizi del XX secolo. Tutte ipotesi, queste, tuttora al vaglio degli esperti, ma che presentano, nessuna esclusa, una loro buona base di fondatezza. In attesa che la Soprintendenza decida d'effettuare uno scavo scientifico‑stratigrafico alla cavità, ci accontentiamo d'immaginare quale dovesse essere il volto del "primo uomo originario del monte Cucco".

E. Puletti