Colture a rischio, incontri ravvicinati con gli automobilisti nel parco del Monte Cucco

L'inquilino più scomodo: é tornato il cinghiale

 

 

Costacciaro - Nel parco del Monte Cucco, dopo un anno di latitanza, è tornato ad alloggiare l'inquilino di gran lunga più scomodo: il cinghiale. Le colture di cereali sono, così, ritornate ad essere il suo pasto prediletto. Molti agricoltori, infuriati, hanno, allora, richiesto, al presidente del Parco, un intervento rapido ed adeguato, in ordine alla drastica riduzione numerica del selvatico, come era già avvenuto negli scorsi anni. Con la bella stagione, l'irsuto porcino ha, infatti, di nuovo iniziato la sua sistematica e distruttrice opera d'aratura di prati e pascoli, alla ricerca di tuberi, funghi, radici, e, persino, di uova e piccoli d’uccelli nidificanti sul terreno. Devastata la cotica erbosa, formatasi, len­tamente, nei secoli, gli ameni prati falcia­bili sono così tornati ad essere terreni bel­l'e pronti per la piantagione di patate e la seminagione dell'orzo. La grassa terra ne­ra di montagna, che sfamò generazioni di nostri montanari, sarà destinata, ad intor­bidare le acque di piena dei ruscelli e tor­renti del monte. Il numero dei cinghiali è,infatti, ormai stimabile nell'ordine delle centinaia d'unità. Persino le abitazioni ci­vili iniziano ad esserne minacciate, per non parlare, poi, degli ingenti danni alle automobili, con il conseguente pericolo di vita che ne corrono i loro ignari conducenti. Dai primi anni ’80 ad oggi, i cinghiali si sono centuplicati. Non v'è nemico naturale che tenga: essi, con la loro straordinaria prolificità, escono sempre vincitori dall'ardua lotta per la sopravvivenza. Al contrario di quanto si afferma in una guida naturalistica del Monte Cucco, nessun cinghiale autoctono di piccola taglia, è mai esistito, allo stato selvatico, sulla nostra montagna. I cinghiali, da noi, sono, infatti, animali assolutamente “alloctoni”, cioè estranei alla fauna originaria. La consistenza numerica delle loro popolazioni dovrà dunque essere, per forza di cose, drasticamente ridimensionata in un futuro quanto più prossimo possibile.

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